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7 agosto 2008

Pininfarina

Oggi viene a mancare un genio assoluto come Andrea Pininfarina. Uno che sull'importanza del prodotto, dell'ingegneria, del design, dell' impresa e la classe italiana, la sapeva lunga. Queste sono gravi perdite per il sistema Italia.

Pininfarina era sinonimo dell'unica italianità che mi piace: la creatività e la classe.

http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2008/08/07/109998-andrea_pininfarina.shtml


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permalink | inviato da piattaforma il 7/8/2008 alle 14:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

5 luglio 2008

Abitare l'infinito



° L'uomo vitruviano, disegno di Leonardo da Vinci,(1490) su concetto di Vetruvio (80/70 a.C.- 23 a.C., ingegnere, architetto e scrittore latino).  L' Uomo misura di tutte le cose (a sinistra)

° La rivista di interior design architecture art, A, Abitare (a destra)

"La pessima qualità degli edifici di culto, oggi, ci dice che gli Dei sono scomparsi. Ma la bellezza è la forma dell'infinito (che alcuni chiamano Dio). Si deve forse rinunciare a quella qualità?
(...) La forma complessa di una casa si realizza dialogando con l'infinito"


Enzo Mari
, Corso di disegno, Drawing programme, pagina 38 della rivista "Abitare"
(interior design architecture art)

Ho sempre avuto uno strano rapporto con il disegno e lo spazio. Un rapporto di odio e amore estremo. Così come con la bellezza e l'infinito.
Ogni spazio mi sembra troppo stretto, diversamente organizzabile.

Da bambina amavo spostare i mobili della mia stanza, quasi come un atto di ribellione per spazi che mi erano imposti e che io non avevo concepito; già allora credo che i miei genitori avessero intuito che ero una bambina bizzarra.
Ora che ci penso, anche oggi sono così. Sto bene dove e quando personalizzo lo spazio, quando lo adatto alle variazioni della vita danzante.
Lo spazio, organizzato e mutabile, mi rassicura e mi ingentilisce i pensieri.

In fondo lo spazio organizzato sa farci star bene e scandire meglio la nostra vita. L'arredamento e l'architettura non sono semplici passatempi e aspetti inessenziali del vivere umano, ma un modo di intendere ciò che desideriamo e implicano l’impegno a considerare come muoverci nel mondo e per quali scopi.
Come afferma Enzo Mari, la pessima qualità degli edifici di culto segnala la scomparsa degli Dei, e, aggiungo, una incapacità strutturale di atei devoti architetti che non riescono ad immaginare lo sconosciuto e l'infinito con curiosità e bellezza, quanto piuttosto con spazi asfissianti, linee senza fuga e nessun mistero. Nessuno dialoga più col mistero, con l'infinito. Pochi sanno abitare questa terra. Probabilmente questa qualità pessima dei nuovi edifici di culto indica anche lo scarso amore dei committenti. Non è un caso che nessuno abbia mai più voluto proporre sedi alternative al Papa, o immaginato grandi opere ispirate in nessun altro luogo della terra per nessuna altra religione. Forse si dovrebbe costruire un luogo di incontro laico, un nuovo Pantheon di tutti. 
Chissà che un architetto non ci pensi. In fondo siamo storia dei tempi e del mondo anche noi. Non tutto è stato già fatto e progettato. Non tutto è stato già scritto. Le linee e gli spazi, così come il modo di abitare gli spazi e di organizzarli possono suggerire molto della società e perfino delle singole persone.
Sempre da bambina, ma un pochino anche adesso, trascorrevo ore a disegnare, generalmente spazi, case, vestiti, oppure qualcosa che mi affascinava.
Un punto d'approdo lontano dove ogni linea si incontra con l'altra. Fin da prima che imparassi a studiare a scuola la "prospettiva", tecnicamente, io disegnavo usando il punto di fuga. L’insegnante di arte alle elementari, quando capì che sapevo disegnare una casa in prospettiva, mi chiese dove lo avessi imparato. Io le risposi “non lo so”. E in effetti continuo a non saperlo. Ad occhio e nella mia mente avevo intuito che per ogni prospettiva occorreva un punto di fuga ideale.
Come nella vita. Un desiderio di approdo. Sempre sulla stessa rivista, oggi comperata non per caso, leggo un'altra frase di un altro grande amante dell'arte concreta ma sognatrice, Gillo Dorfles, che dice: "Se non desidero, muoio..."
E in fondo, penso, cos'è la vita se non un desiderio, cos'è un disegno se non un progetto, una proiezione, e cos'è una proiezione se non un punto di fuga?
Cos'è un punto di fuga, se non un desiderio?

ps: con questo post inauguro una nuova sezione del blog "Interior Design: abitare, abitarsi"




permalink | inviato da piattaforma il 5/7/2008 alle 15:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa
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